Cronaca/di Lorenzo Siciliano cap. cons. PD

Assenti, ancora una volta, sui palcoscenici che contano. Quelli dove un territorio si presenta per raccontare la propria storia, i propri modelli di sviluppo e di crescita, il proprio lavoro su settori strategici come turismo, cultura e spettacolo.

Per rappresentare al Paese e al mondo i propri punti di forza, i motivi per cui far scegliere la propria Città come meta turistica. Parliamo della borsa internazionale del turismo, dove il Comune di Nardò non si è presentato. O, meglio dire, non si è potuto presentare per “impegni” di non meglio specificate ragioni. La BIT, come è noto, è una vetrina unica per il turismo internazionale, dove partecipano giornalisti e tour operator di tutto il mondo e dove i territori hanno l’opportunità unica di rappresentare le proprie bellezze paesaggistiche, la propria gestione del turismo, dell’ambiente, dei beni culturali, della gastronomia locale. 

Non so se sia stato un bene o un male, questa assenza del nostro Comune. Se fossero andati, i signori di palazzo, di cosa avrebbero parlato? Dei liquami che continuano ad essere scaricati sotto costa a Torre Inserraglio? Di marine come S. Isidoro, Santa Maria al bagno, Torre Squillace che dopo quasi 10 anni di loro disastroso governo sono ancora condannate a non avere acqua e fogna? Delle discariche a cielo aperto in moltissime zone rurali, rispetto alle quali non viene messo in campo un serio piano di repressione del triste fenomeno e monitoraggio delle zone maggiormente esposte all’abbandono di rifiuti di ogni genere? Della discarica di castellino non ancora messa in sicurezza? Degli abbattimenti, per loro volontà, di centinaia di alberi sani e rigogliosi su tutto il territorio comunale? 

Forse è stato davvero un bene non esserci su quel palcoscenico di portata internazionale. Ci siamo risparmiati una magra figura e qualche grossa sciocchezza che sarebbe stata raccontata per difendere l’indifendibile. Nardò, infatti, in termini di crescita sul versante turistico è fermo ad un residuale +8%, a fronte di crescite esponenziali del 15, 20 e addirittura 35% di altri Comuni come, persino, Mattinata. Un dato che fotografa un’assenza totale di organizzazione dell’offerta turistica, che si dovrebbe tradurre in politiche di destagionalizzazione ed investimenti strutturali su cultura, ambiente, spettacolo e decoro. 

Nel frattempo Nardò continua ad arretrare, a vivere il suo sonno profondo, le attività continuano ad andare avanti affannate, altre chiudono i battenti dopo pochi mesi dall’apertura. Una Città condannata all’anonimato da chi sta continuando ad occupare le stanze del palazzo come se fosse casa propria, calcolandosi il proprio futuro con l’obiettivo di continuare a garantirsi poltrona e stipendio.